Novità

08.03.2017

Normativa e adempimenti

Risorse e servizi efficaci per una città a misura di anziano

Secondo lo studio presentato nel rapporto “Domiciliarità e residenzialità” sono 2,5 milioni gli anziani che ricorrono alla domiciliarità in Italia (nel 2013), mentre sono poco più di 278 mila sono quelli che trovano assistenza nelle strutture per la residenzialità. Inoltre i dati del rapporto evidenziano anche di una diminuzione del numero degli anziani presi in carico nei servizi, degli utenti ospiti di strutture residenziali e della spesa per servizi sociali per anziani di regioni e comuni.

Durante la presentazione del rapporto lo scorso febbraio, l’Associazione per l’invecchiamento attivo (Auser) ha presentato una serie di proposte per rendere le città amiche degli anziani, adeguare il patrimonio immobiliare, garantire risorse adeguate e stabili ai territori, rendere efficaci i servizi di assistenza, ma anche più impegno per l’emersione del lavoro nero nel lavoro di cura e una più efficace repressione dei comportamenti illeciti.

 

Servizi e tutele reali, non sulla carta

 

Partendo dalle linee guida dell’organizzazione mondiale della sanità “Global Age Friendly Cities”, bisogna domandarsi quali siano le caratteristiche che il contesto urbano deve assumere affinché l’anziano autosufficiente possa conservare la libertà economica, l’autorità e il rispetto di chi lo circonda, l’autonomia, la dignità e le connessioni sociali necessarie per il suo benessere e la sua capacità di concorrere alla creazione di ricchezza e benessere individuale e collettivo”. Contestualmente emerge anche la necessità di adeguare anche i posti letto nelle strutture residenziali alla media Ocse con una previsione dai 100 ai 500 mila posti in più.

Rispetto all’assistenza domiciliare, l’associazione propone di estendere e rendere più efficaci i servizi istituendo una banca nazionale delle migliori pratiche e introdurre un sistema di indicatori omogeneo a livello nazionale per valutare la progressione nel miglioramento della performance nella prestazione del servizio. Sempre secondo l’associazione Auser - serve un maggiore impegno anche sul fronte dell’emersione del nero nel lavoro di cura, favorendo la regolarizzazione, ma senza costi elevati per le famiglie, grazie a misure di detrazione dal reddito e nel contempo garantire le un ritorno economico per le lavoratrici”. L’emersione, però, va accompagnata da un “serio lavoro di qualificazione professionale e il riconoscimento contrattuale a garanzia dei lavoratori, degli anziani e le giuste tutele per le lavoratrici.

In merito a quest’ultimo punto anche Openjobmetis, attraverso la divisione Family Care e alla sua attività istituzionale nei confronti di tutti gli attori del settore, si impegna a favorire la creazione di un sistema di Welfare di Comunità, ovvero di servizi alla persona più efficiente e con costi sostenibili per le famiglie, che faciliti anche la conciliazione fra vita privata e attività professionale, al fine anche di contribuire alla crescita dell’occupazione femminile.