Novità

26.10.2016

Salute e medicina

Vita più longeva? Questione di Fattore D.

Il Collegio dei Reumatologi Italiani, sotto la guida del presidente Stefano Stisi, ha avviato la prima ricerca sulla genetica dell'invecchiamento, secondo cui «La longevità è una questione complessa, ma conoscendo meglio il gene recettore nucleare per la vitamina D (VDR), si potrà offrire una migliore qualità di vita non solo ai pazienti reumatici». 

Per la realizzazione di questo importante studio, sono stati coinvolti gli abitanti di San Marco dei Cavoti, un paesino nel beneventano di poco più di 3500 anime, situato a qualche passo dalla più nota Pietrelcina, caratterizzato da un elevato numero di centenari, un importante record di longevità. Lo studio, che porta il nome dell’enofora Hebe, la mitologica dea greca dispensatrice del nettare dell’eterna giovinezza, durerà circa quattro mesi e verrà condotto su 150 persone divise in due gruppi: il primo composto dagli ultranovantenni e i loro figli con più di 60 anni, il secondo dagli ultrasessantenni che da tre generazioni non annoverano novantenni in famiglia.

 

COMBATTERE LE MALATTIE PER UNA TERZA ETÀ PIÙ SERENA

A tutte le persone coinvolte verrà sottoposto un questionario con domande sulle abitudini alimentari, relazionali, sulle caratteristiche socio-economiche e culturali. Infine, ai membri di entrambi i gruppi verrà prelevato un campione di sangue che sarà analizzato dai laboratori di genetica dell’Ospedale Rummo di Benevento, con l’obiettivo di conoscere il sottotipo di recettore nucleare per la vitamina D (VDR) oltre che misurare i livelli ematici di Vitamina D.

«Con questo studio, analizzeremo anche il rapporto tra le comorbilità con altre malattie dell’invecchiamento», dichiara il dottor Stisi. «Ci auguriamo di confermare quanto emerso già dai lavori di altri gruppi di ricerca negli USA, europei e iraniani, ossia che la longevità è strettamente correlata al gene VDR con polimorfismo FF.”

“Se la ricerca – continua il dottor Sisti - confermerà che il polimorfismo del gene VDR-FF è più efficiente nei longevi, potremo fare molto di più per le malattie reumatiche dell’invecchiamento che riguardano l’apparato locomotore, come l’osteoporosi o l’artrosi, e per quelle neurodegenerative come l’Alzheimer, per esempio, studiare se quindi possiamo modificare la risposta genetica ai meccanismi di invecchiamento, grazie all’introduzione di una dose adeguata di un antiossidante come la Vitamina D, ormai considerata un ormone, potrebbe aiutarci a offrire una migliore qualità della vita ai pazienti che hanno a che fare con il dolore e a quella dei futuri anziani.

Se questa ipotesi verrà confermata, potrebbe essere d’aiuto alla prevenzione delle patologie degenerative dell’apparato locomotore.